Il potere della disciplina

Il potere della disciplina.

Secondo la tradizione Anjana era una yogina, forse uno spirito nuvola di sesso femminile, bellissima, o una ninfa, ed era la madre di Hanuman, il dio scimmia e supereroe della storia epica Ramayana.

Anjana viveva in una foresta seguendo con grande zelo Tapas, uno degli Niyama.

Gli Niyama insieme agli Yama, sono le osservanza delineate nello Yoga Sutra di Patanjali, “per i profani, una specie di Vangelo in vengono elencati i precetti da seguire dai praticanti Yoga”.

Tapas letteralmente significa fuoco ardente, ovvero uno stretto controllo dei sensi, disciplina e controllo di sé.

Questa asana che porta il suo nome onora la potenza della sua pratica.

Tapas di Anjaneyasasna

Chi ha provato questa asana capisce subito il perchè del suo nome.

Nonostante non sia una posizione particolarmente difficile è sicuramente un gesto di grande controllo e sacrificio inteso come sopportazione della fatica e dell’allungo muscolare in una posizione affatto comoda e di grande forza.

La parte superiore del corpo distesa verso l’alto con le braccia tese sopra la testa; questo richiede grande forza, sia fisica che di spirito.

La parte inferiore del corpo invece deve essere lasciata andare, le gambe devono solo tenere l’equilibrio senza contrazione in modo che la forza di gravità faccia scendere la posizione più verso il basso possibile; come si potrà osservare lasciare andare, nello Yoga come nella vita, è più difficile di quanto non si creda.

Tapas “disciplina” in questa posizione consiste proprio in questo dualismo, una parte forte e determinata mentre l’altra che si abbandona agli eventi senza mai esserne passiva, come nella migliore filosofia taoista del “wu wei”.

Esecuzione

Di solito alla posizione di Anjaneyasana ci si arriva da Adho Mukha Svanasana, il cane che guarda in basso.

Espirando si porta il piede destro in avanti allineato al di sotto delle spalle con il ginocchio a 90° circa, in modo tale da avere caviglia, spalla e ginocchio sulla stessa linea trasversale.

Il ginocchio sinistro si appoggia sul pavimento.

Cercando di non muovere il ginocchio destro, indietreggio con il sinistro provando ad appoggiare la parte della coscia appena sopra la rotula a terra. Questo rende l’appoggio più confortevole.

Inspirando si solleva il busto in posizione verticale portando le braccia verso l’alto tenendo però le scapole abbassate verso i glutei.

Le braccia si possono portare in diverse varianti, come nella foto nella variante di Gomukasana.

Anjaneyasana
Anjaneyasana

Controllare che il ginocchio destro rimanga in linea con piede e anca.

Il bacino va in retroversione, ovvero si cerca di spingere il coccige verso il pavimento e girare la sinfisi pubica verso l’ombelico.

Una volta trovato l’equilibrio e la stabilità si porta la testa allungata all’indietro con lo sguardo verso l’alto senza inarcare la nuca.

La posizione va poi ripetuta per il lato opposto.

La posizione va tenuta per almeno qualche secondo fino ad alcuni minuti, in base alla vostra esperienza.

Di nuovo la parola d’ordine è ascoltarsi e capire se stiamo uscendo dalla posizione al primo accenno di fatica e tensione oppure il corpo davvero è arrivato al suo limite.

Ecco perchè questa posizione è indice della vostra “Tapas”, un limite che si sposterà nel tempo praticando con costanza.

Benefici di Anjaneyasana.

Questa posa è perfetta per i corridori, come accennato nell’articolo “Lo Yoga, la corsa e l’incredibile psoas”, ma anche per i ciclisti e offre vantaggi notevoli anche a chi passa molto tempo seduto dietro una scrivania.

I benefici di questa asana sono:

  • Allunga i flessori dell’anca e cioè l’ileopsoas, il retto femorale e il sartorio.
  • Rinforza glutei e quadricipiti
  • Rilascia la tensione nella parte posteriore dei fianchi (glutei, piriforme)
  • Allevia problemi di sciatica.
  • Migliora l’equilibrio.
  • Aumenta la capacità di concentrazione, consapevolezza e il controllo di sé.
  • Aiuta gli atleti di sport di resistenza come i corridori e i ciclisti a mantenere il focus ed aiutando a non perdersi d’animo in quei momenti in cui la testa conta più dell’allenamento, chi corre o pratica sport di resistenza sa di cosa parlo.

Precauzioni e controindicazioni

L’asana non ha un elevata difficoltà di esecuzione tecnica quanto più una difficoltà di tenuta per un certo periodo essendo piuttosto faticosa.

In ogni caso è meglio evitare o chiedere ad un insegnante qualificato se si possa eseguire magari con delle indicazioni diverse in caso di:

  • Lesioni al ginocchio, anche pregresse. In ogni caso se il ginocchio fa troppo male anche se non ha avuto lesioni in passato si può rendere la posizione più comoda mettendo un cuscino sotto il ginocchio a terra.
  • Dolori alle spalle, meglio in questo caso farlo con le braccia abbassate, magari con le mani giunte “Anjali mudra” davanti al petto.
  • Dolori al collo, meglio non fletterlo all’indietro ma mantenere la testa in posizione naturale e confortevole.

Tutta la pratica Yoga si fonda sul principio del Tapas, ma questa posizione di facile esecuzione è un buon inizio per capirne davvero il significato.