La kinesiofobia: quando la paura del movimento fa più male del movimento stesso

C’è una parola che descrive esattamente questo meccanismo.

Si chiama kinesiofobia. Probabilmente non l’avete mai sentita, ma se avete mai evitato di muovervi per paura di farvi male, la conoscete benissimo.

Cos’è la kinesiofobia

La kinesiofobia è la paura irrazionale e debilitante del movimento fisico, la convinzione che muoversi possa causare un danno o peggiorare una situazione già dolorosa.

Il meccanismo funziona così: il dolore genera paura, la paura genera evitamento, l’evitamento indebolisce muscoli e ossa, e questo produce più dolore.

Un circolo vizioso che tende a peggiorare nel tempo senza intervento.

La ricerca è chiara: tra il 50% e il 70% dei pazienti con dolore cronico muscoloscheletrico presenta livelli significativi di kinesiofobia. Non è un fenomeno così raro quindi ma quasi la norma.

Il dolore non è sempre sinonimo di danno

Questo è il punto che cambia tutto, e che viene comunicato raramente in modo chiaro.

Il dolore è un segnale di allarme, non una fotografia fedele del danno.

Il sistema nervoso può amplificare questo segnale ben oltre quello che la situazione anatomica giustifica è quello che i ricercatori chiamano sensibilizzazione centrale.

L’allarme suona più forte del necessario, anche quando il pericolo reale è minimo o assente.

Muoversi, in questi casi, non è la causa del problema ma spesso la soluzione migliore.

Carla, 65 anni

Carla è arrivata da me con una prescrizione precisa del suo osteopata: niente torsioni per la schiena.

Mai. Per sempre.

L’avevano convinta che il suo corpo fosse fragile, che certi movimenti fossero pericolosi, che proteggersi dal movimento fosse l’unica strada, per fortuna non si è fatta intimidire e ascoltando i miei consigli ha cominciato a praticare yoga con cautela, costruendo forza e mobilità in modo progressivo, ascoltando il corpo invece di temerlo.

Oggi fa stacchi da terra con 50 kg, ( ma siamo solo all’inizio, credo che entro un anno arriverà a sollevare più del so peso corporeo).

Fa le torsioni e indovinate un po’, la schiena non le fa più male.

Il suo corpo non era fragile, era semplicemente non allenato, e la paura lo stava rendendo tale.

Donna over 60 allenamento di forza Hatha Yoga Biella

Sara, 32 anni

Sara è giovane.

Eppure continua ad avere problemi di salute ricorrenti, stanchezza, dolori diffusi.

Rifiuta categoricamente di fare esercizi con sovraccarichi, ha paura di peggiorare una situazione che già la preoccupa.

Il paradosso è che a 32 anni il corpo risponde agli stimoli meglio che in qualsiasi altro momento della vita adulta.

L’allenamento di forza progressivo non peggiorerebbe la sua situazione ma la trasformerebbe.

Ma la kinesiofobia blocca tutto prima ancora di cominciare.

Cosa succede al corpo quando si smette di muoversi

Evitare il movimento non è una cosa naturale ne una scelta neutrale e purtroppo ha conseguenze biologiche precise.

I muscoli si atrofizzano. Le ossa perdono densità perché non ricevono lo stimolo meccanico necessario per mantenerla.

Il sistema nervoso diventa iperreattivo, abbassa la soglia del dolore e rende stimoli normali sempre più fastidiosi.

L’autonomia si riduce, la qualità della vita peggiora, e la convinzione di essere fragili si rafforza, perché il corpo, non usato, diventa effettivamente più fragile.

In pratica la propria profezia si auto-avvera a causa del proprio comportamento..

Come si affronta la kinesiofobia

La kinesiofobia non si risolve con il riposo ma con affrontando con un approccio graduale che combina tre elementi.

Il primo è la comprensione, capire che il dolore non è sempre sinonimo di danno cambia radicalmente il rapporto con il movimento.

Il secondo è l’esposizione graduale, ricominciare a muoversi in modo progressivo e controllato, aumentando il carico nel tempo, ricostruendo fiducia nel proprio corpo.

Il terzo, quando necessario, è il supporto psicologico, la terapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato efficacia clinica significativa nel ridurre la paura del movimento nei pazienti con dolore cronico.

L’allenamento di forza progressivo e l’Hatha Yoga praticato con consapevolezza sono strumenti concreti, validati dalla ricerca, e alla portata di chiunque decida di ricominciare.

Riprendere il movimento dopo kinesiofobia con esercizio graduale

Il corpo è fatto per muoversi

Se qualcuno vi ha detto che certi esercizi non fanno per voi, che dovete stare attenti, che è meglio non rischiare, chiedete una seconda opinione, magari da un professionista che lavori nell’ambito sportivo.

La prudenza mal comunicata può trasformarsi in una condanna.

Carla e Sara esistono in versioni diverse in quasi tutte le palestre e i centri Yoga. Le riconosco subito. E so che la strada per uscire dalla kinesiofobia esiste, è percorribile, e passa attraverso il movimento e non attraverso l’evitamento.

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