Virabhadrasana – La via del guerriero

Virabhadrasana – La via del guerriero

Cosa ci fa un guerriero nella pratica Yoga? Una pratica di pace, non violenza, gentilezza e ricerca del sé?

Una cosa che pochi sanno è che abbinata alla pratica dello Yoga in antichità c’era spesso la pratica del kalaripayattu, antichissima arte marziale indiana, che sembra essere stata la progenitrice di tutte le arti marziali orientali, esportata prima in Cina e in tutto il sud est asiatico e poi in Giappone.

In questa pratica si trova la posizione del guerriero I, II e III abbinata a colpi di mano, di spada o altre armi.

Nello Yoga invece rimane una posa pacifica.

L’unica lotta esistente è contro se stessi e la propria voglia di abbandonare l’Asana a causa del bruciore dei quadricipiti e delle spalle.

Esiste però una bella leggenda per questa Asana, come per quasi tutte del resto, la tradizione indiana è molto prolifica di racconti metaforici e folkloristici.

La leggenda

La leggenda del nostro guerriero inizia durante il regno del potente sovrano Daksha.

Il re aveva una figlia, Shakti, che si era perdutamente innamorata del Dio Shiva.

Ora bisogna dire che il Dio Shiva in quel periodo non era ben visto, era un tipo strano, molto diverso dagli altri dei.

Era un rasta con lunghi dreadlocks che adorava vivere in solitudine sulle montagne sulle quali viveva meditando, danzando, fumando erba, una specie di Bob Marley dell’antica India.

Shiva

Senza contare che girava sempre accompagnato da un cobra attorno al collo e ad un teschio appeso alla cintura, sembra a causa di una maledizione del Dio Brahma su di lui, infuriatosi dopo che Shiva, come al suo solito poco disponibile al dialogo durante le sue sfuriate, gli aveva tagliato una delle sue 5 teste.

Insomma un tipo al quale nessun genitore avrebbe dato volentieri la figlia in sposa, figuriamoci il grande Re Daksha.

L’amore contro tutti

Come nelle migliori favole però i due si sposarono lo stesso a dispetto di quello che il padre ne pensasse e si ritirarono a vita privata sui monti.

Il padre non la prese bene e per ripicca organizzò una grande festa alla quale invitò tutte le creature divine del tempo, tranne  Shiva e sua figlia che, indignata dal comportamento del padre si presentò alla festa decisa ad affrontarlo, mentre lasciò suo marito ad aspettarla a casa sui monti in contemplazione.

Giunta al ricevimento il re non solo si rifiutò di parlarle ma la ridicolizzò davanti a tutti.

“Mia figlia si è sposata con il dio delle bestie”.

Il “lieto” fine

Shakti offesa “letteralmente” a morte, si sedette e guardando il padre con odio disse: “ visto che tu mi hai fatto dono di questo corpo, io lo distruggerò” entrò in trance e iniziò ad aumentare la temperatura del proprio corpo fino a entrare in autocombustione, incendiandosi e morire.

Shakti

Voci di corridoio però dicono che Shakti si buttò semplicemente nel grande camino che era stato acceso per la serata.

La vendetta

Quando Shiva venne a sapere della morte di Shakti venne colto appunto, dall’ira di Dio.

Prima pianse e si disperò ma poi cominciò ad inveire contro il padre e, preso da collera omicida si strappò un dreadlock dai capelli lo gettò con violenza a terra.

Questo si trasformò in Virabhadra, il feroce guerriero che Shiva inviò a palazzo per compiere una carneficina, uccidere tutti i presenti, decapitare il re Daksha e bere il suo sangue.

Secondo la leggenda Virabhadra per entrare a palazzo passò dal sottoterra spingendosi verso la superficie con due spade rivolte verso l’alto “Virabhadrasana I”, poi una volta dentro diresse le due spade verso gli invitati, una davanti a lui e una dietro “Virabhadrasana II” e cominciò il massacro, infine si proiettò in avanti con entrambe le spade e con un colpo rapido e preciso decapitò il re Daksha gettandone la testa nel fuoco. “Virabhadreasana III”.

Quando Shiva arrivò riassorbì il guerriero dentro di sè.

Vedendo il massacro che aveva compiuto l’ira si trasformò in dolore e compassione.

Cercò il corpo di Daksha e visto la sua testa era andata distrutta nel fuoco gli diede una nuova testa, quella di una capra e poi lo riportò in vita.

La testa di capra secondo me è stato un bello scherzo del Dio per beffarsi di lui: “io ti riporto in vita, ma con la testa di una capra”.

Prese le ceneri della moglie e tornò sulle montagne alla sua vita.

La metafora

La metafora della storia è che lo Yogi è un guerriero contro la sua ignoranza, l’asana “nella sua versione I” è un mix perfetto tra forza determinazione e flessibilità. Compressione ed estensione, rotazione interna ed esterna.

Virabhadrasana I è una postura umile ma se si prova a rimanere in essa per un certo periodo di tempo si dovranno affrontare le proprie debolezze che siano fisiche, emotive o mentali. Qualsiasi sia il vostro limite la posizione lo rivelerà perchè possiate affrontarlo.

I principali benefici della posizione sono:

  • Rafforza e stabilizza i muscoli delle gambe
  • Rinforza ed allunga i muscoli della schiena, delle spalle e delle braccia.
  • Rinforza le caviglie e le ginocchia.
  • Allunga i flessori dell’anca e polpacci.
  • Migliora la concentrazione e l’equilibrio

Come eseguire Virabhadrasana 1

Dalla posizione della Montagna “Tadasana” divarica le gambe e distendi le braccia lateralmente.

La larghezza dei piedi è facilmente individuabile perchè si devono trovare sotto le mani.

Gira verso destra entrambi i piedi. Il piede destro, quello davanti, si girerà completamente mentre quello sinistro, posteriore avrà una rotazione che molto dipende dalla mobilità della caviglia, di solito di 45-60°.

Il tallone del piede davanti è allineato con l’arco del piede dietro, o almeno dovrebbe, se non si riesce si può aprire leggermente la posizione dei piedi per essere più comodi.

Si ruota il busto verso destra allineando l’anca sinistra con quella destra, di solito tende a ruotare all’indietro. Si deve cercare di contrastare questa rotazione spingendo il fianco in avanti aiutandosi con il piede dietro che spingerà bene il tallone verso terra.

Per non inarcare la zona lombare il bacino va in retroversione, ovvero si girano le creste iliache all’indietro e il coccige in avanti.

Il ginocchio destro si flette di 90° rimanendo allineato sopra la caviglia mentre si distende completamente la gamba sinistra.

Trovata la stabilità sulle gambe le braccia si allungano verso l’alto, i palmi si uniscono.

Il petto sale verso l’alto e allungando il collo “ e non facendolo cadere all’indietro” si rivolge anche lo sguardo verso l’alto.

Addominali e pavimento pelvico sono attivi ”Uddiyana Bandha”  e “Mula Bandha” per essere precisi ma di questo parlermo nel dettaglio in questo articolo.

Dentro l’Asana

La posizione è completa, ora non resta che restare in essa respirando in modo lento e profondo .

Le prime volte che si esegue si rimangono pochi secondi nella posizione, dopodiché si può provare ad allungare i tempi rimanendo concentrati sul respiro.

Mentre lo eseguite potete anche ricordare la storia del Dio Shiva e del suo guerriero che vive in voi in quel momento, pronto a combattere le vostre debolezze, la vostra ignoranza e le vostre paure e sentire tutta la sua energia sostenervi e aiutarvi.